La Terza Intifada
di Amir Taheri
"Da ora parlerà la piazza palestinese".Questa fu la minaccia
di Arafat alla fine del 2000,quando il ciclo finale dei colloqui di pace promossi dall'allora Amministrazione Clinton,andarono
in fumo per colpa del leader palestinese.
Facendo il segno di vittoria,Arafat annunciò che ci sarebbe
stata un esplosione di "rabbia nelle strade palestinesi".
Dopo quasi quattro anni,questo è ciò che sta accadendo nei
territori da lui controllati.
Ma questa volta la "rabbia della piazza palestinese" non
è rivolta contro Israele, nè contro gli Stati Uniti.
Stavolta è rivolta contro di lui e contro la nomenklatura
cinica e corrotta che forma il suo entourage.
Quello che sta avvenendo a Gaza e,in crescente misura nella
West Bank,è un Intifada positiva con l'obbiettivo di rovesciare un altra dittatura araba.
Contrariamente alle ultime due,comunque,questa intifada ha
davvero sostegno popolare.
Non è una storia inventata da qualche macchina politica sostenuta
da questo o quel paese straniero.
Non è neanche un irresponsabile esercizio di violenza contro
i civili.
Siano essi israeliani o palestinesi,questa nuova intifada
ha tre obbiettivi principali:
Il primo è riaffermare il potere del popolo contro una leadership
che consiste in larga parte da immigrati che non hanno mai vissuto realmente in palestina.
Arafat e la sua corte sono stati importati nei territori
da Shimon Peres,l'allora ministro degli esteri israeliano,come mezzo per prevenire la nascita di una leadership palestinese
locale.
Molti degli uomini di fiducia di Arafat sono ricchi uomini
d'affari che investono nei paesi del Golfo,in Europa e negli Stati Uniti.
Non hanno speso un soldo a favore delle popolazioni di Gaza
e della West Bank.
Nonostante molti di loro siano nati in palestina,sono nei
fatti un elite coloniale sostenuta da diverse potenze straniere nel corso degli ultimi quarant'anni.
Il secondo obbiettivo della nuova intifada è quello di far
sì che islamisti come Hamas e la Jihad Islamica non prendano il controllo della situazione in un momento in cui l'impegno
da parte di Sharon di ritirare le truppe da Gaza è visto dalla maggioranza dei palestinesi come un gesto sincero.
Sia Hamas che la Jihad Islamica avevano minacciato di far
di tutto pur di impedire ad Israele di completare il ritiro dalla città.
In poche parole,essi non sono interessati a riavere i "loro"
territori,ma semmai a distruggere lo stato ebraico.
Tuttavia,la nuova intifada rappresenta coloro che vogliono
il ritiro israeliano dalla città,ma che sono pronti a gestire responsabilmente l'amministrazione della città.
Il terzo obbiettivo è quello di dire alla comunità internazionale
che deve cessare di dare soldi agli opportunisti che siedono accanto ad Arafat.
Il messaggio è rivolto principalmente all'Unione Europea,che
dà milioni di euro alla sua leadership,attraverso i quali egli fà ciò che vuole.
Arafat ha usato parte del denaro per promuovere la propria
immagine.
Quando si trova dinnanzi ad un critico,chiede sempre:'Questo
quanto vuole?'.
La comunità internazionale sa poco del livello di corruzzione
all'interno del suo regime.
Quasi tutti nei territori sanno che circa una dozzina o più
di personalità influenti,molti di loro parenti di Arafat,controllano l'economia di Gaza e della West Bank.
Non a caso,uno degli slogan più comuni di questa nuova intifada
è 'Basta con la corruzione'.
La comunità internazionale è inoltre ignara del clima di
terrore che Arafat ed i suoi hanno creato.
Ci sono molti più palestinesi rinchiusi nelle carceri palestinesi
che in quelle israeliane.
I giornalisti,gli avvocati,gli attivisti per i diritti umani
e finanche alcuni parlamentari vengono spesso malmenati o intimiditi dagli assassini assunti dal 'rais'.
I giornali vengono censurati e le radio indipendenti costrette
a chiudere.
I negozi appartenenti a cittadini sospettati di essere oppositori
di Arafat vengono anch'essi costretti a chiudere.
Il dittatore palestinese ha già distrutto tre gabinetti di
governo,nonostante i loro membri avessero una maggioranza sostanziale in ognuno dei tre.
Il quarto gabinetto governativo,sotto Abu Ala,sta anch'esso
per cadere.
Sotto tali circostanze,la cosa migliore da fare per Arafat
è mettersi da parte e far sì che siano i palestinesi a scegliersi una loro leadership in grado di soddisfare i loro bisogni.
Arafat,però,non ha intenzione di cedere.
Questo comportamento è ulteriormente incoraggiato da alcuni
paesi occidentali che non hanno alcuna idea di ciò che sta avvenendo realmente nei territori.
Il ministro degli esteri francese Michel Barnier ha incontrato
Arafat a Ramallah e lo ha definito 'simbolo della nazione palestinese',proprio mentre la 'piazza palestinese' chiedeva la
fine del suo regime.
Ed il nuovo governo spagnolo,ansioso di accontentare i terroristi
arabi,ha espresso il suo 'forte sostegno alla leadership di Arafat'.
L'Unione Europea,le Nazioni Unite e gli altri membri della
cosidetta opinione pubblicat internazionale hanno corteggiato per anni Arafat,sottolineando il suo 'ruolo storico'.
Se Arafat abbia o no alcun valore storico,se ne potrà sempre
discutere.
Ma ciò che è ovvio è che egli è un despota corrotto che ha
portato il suo popolo alla distruzione ed alla fame, mentre i suoi uomini torturano i dissidenti.
La tragedia di tutto questo è che i palestinesi sono tra
i più colti tra le nazioni cosidette arabe.
Una migliore leadership palestinese potrebbe nascere facilmente
dall'attuale nuova intifada,a patto che il potere in mano per anni ad un solo uomo,torni al popolo.
In tutto ciò,la decisione di Sharon di mantenere Arafat rinchiuso
in un bunker di Ramallah potrebbe esser divenuta controproducente.
Certo,era una buona idea obbligarlo a rimanere in palestina
piuttosto che viaggiare attorno al mondo ed andare a Parigi ( dove possiede una casa di lusso).
Comunque adesso Arafat si presenta come un mini-martire perchè
non gli viene permesso di uscire dal bunker di Ramallah.
La verità è che non c'è nessun luogo nei territori palestinesi
dove possa andare.L'ultimo tentativo è finito male a Ramallah,dove le centinaia di persone riunitesi per vederlo hanno cominciato
a gridare:'E' tempo che ti fai da parte,Yasser!'.
Forse è giunto il momento che Sharon rimuova le restrizioni
ad Arafat e lasci che siano i palestinese a rimuoverlo dal potere.
Non ci sarà pace in palestina senza la democrazia.E non ci
sarà democrazia fino a quando il regime tirannico di Arafat,finanziato dall'Unione Europea e sostenuto dalla 'comunità internazionale',impedisce
ai palestinesi di decidere liberamente il proprio destino.